Archive for May, 2007

Revisionismo

Forse a seguito di un lungo processo di autocritica, pare sia stata del tutto sdoganata la scorreggia. Lo deduco dalle pubblicità televisive, ormai vero specchio dei tempi (dalle quali deduco anche che ormai siamo pronti a digerire qualunque cosa, ma pazienza). Vedo patate fritte che per pubblicizzare loro stesse annientano un soffione (quel fiore che soffiavamo da bambini per fare volare i semini piumati che lo compongono) per mezzo di una flatulenza. Passi anche lo scoiattolino che, assunta una gomma da masticare balsamica, gela l’ambiente non con un’alitata (come sarebbe stato lecito aspettarsi) ma con una scorreggia termonucleare, trionfale, definitiva. Posso sopportare tutto questo. Ma che alla fine della stessa pubblicità una lettera “R” alzi la gambetta per fare una puzzetta anche lei, infrange un tabù, e mi riempie di orrore sacro.

Distrattoni

In un ospedale di nonsodove, semplicemente gassavano i pazienti. Scambiare un collegamento nell’ambito di un impianto esteso e complesso, stante la delicatezza della sua destinazione, è un fatto gravemente colposo, ma che può pur sempre verificarsi. Ecco perchè di solito gli impianti si collaudano, proprio per controllare che tutto sia a posto, ed omettere o effettuare male questi collaudi è un fatto ancora più grave.

Ma, dico io, ci volevano otto morti per accorgersi che qualcosa non andava?

Marketting

$notissima_marca_cellulari produce uno dei suoi meglio riusciti apparecchi in diverse colorazioni, tra cui il rosa. Tutte le versioni in qualunque colore costano € x; la versione rosa costa € x+10. Perchè? Forse la colorazione rosa comporta l’adozione di tecniche particolari e più costose rispetto, chessò, a quella verde? In negozio mi spiegano che no, non è una questione tecnica, ma una questione di marketing. Una donna è disposta a pagare un poco di più per avere il cellulare rosa, o quantomeno a fare i capricci per averlo.

Pare in effetti che nella vita di una donna occorrano quattro animali: un visone sulla pelle, una jaguar in garage, una tigre nel letto e un asino che paghi.

Lo sanno anche gli esperti di marketing.

Confusione

Sul quotidiano cittadino oggi si legge un ampio servizio sugli “stranieri” che voteranno alle prossime elezioni amministrative. Se ne parla proprio come di stranieri extracomunitari che voteranno alle elezioni italiane. Strano, non sapevo fosse (già) possibile. Leggo meglio: in realtà si parla di “cittadini stranieri in possesso della cittadinanza (italiana)”.

Accidenti, ma questi non sono “stranieri”, sono italiani a tutti gli effetti. Ecco perchè votano, semplicemente perchè sono cittadini italiani come tutti quanti gli altri. Non capisco (se non alla luce di tendenze modaiole) perchè il quotidiano cittadino debba trasformare in notizione da prima pagina delle banalità assolute.

Addiction

Mi ci ha fatto pensare SuzukiMaruti, e non credo che in italiano esista un sostantivo che renda meglio l’idea. Il nostro “dipendenza” mi pare blando ed invece termini come “soggiogamento” sono troppo forti, hanno un qualcosa di passionale e non danno il senso di quotidiana “addiction” (appunto).

Sta di fatto che inizio ad essere addicted alla rete ed alle sue possibilità. Non riesco a fare a meno del BlackBerry, e una capatina sui blog che leggo è diventata un fatto quasi compulsivo. Soffro se non leggo le mail e mi sento come parallelamente trasportato nei mondi di internet: linkedin, toodledoo, per non parlare delle varie G. Mi sembrano quasi stanze, estensioni delle stanze reali della mia casa, in cui posso andare. Non so se sia il mio mai sopito desiderio di fuga da una realtà a volte spiacevole, il mio “cupio dissolvi”, oppure la tendenza dell’uomo ad impadronirsi di ogni spazio di conquista (leggete Dan Simmons, suvvia), ma di certo io sono “addicted”. Quindi a scopo di autodifesa mi tengo lontano da Second Life (a me ne occorrerebbe una third e magari anche una rescue). In fondo c’è a chi è andata peggio.

Tempi moderni

Libere associazioni (in fondo sono una delle dinamiche della mente): risolvendo un ditolide (15 U sulla C del M) mi sono sovvenute le mie letture giovanili di Stevenson. Cercare un tesoro seguendo una mappa è di sicuro emozionante, con tutte le piccole scoperte necessarie per ritrovare nella realtà ciò che sulla mappa è ignoto ma rappresentato. Intanto in radio passa la pubblicità di una nota compagnia petrolifera che lancia il solito concorso grazie al quale gli automobilisti non si perderanno più: ci sono in palio un sacco di cartine e di navigatori satellitari. Mappe e navigatori. Se Long John Silver anzichè la mappa del tesoro avesse avuto il navigatore del tesoro, l’avventura sarebbe durata pochissimo. (Ma vuoi mettere la praticità). Il fatto è che vi è bellezza dove vi è mistero.

Il peso delle parole

E’ noto il mio interesse per l’uso che si fa delle parole, in quanto io credo che le parole non si limitino a descrivere la realtà, ma quantomeno concorrano a formarla. Esistono cose chiamate “Centri di permanenza temporanea”, e sono quelle strutture in cui vengono fatti temporaneamente permanere gli extracomunitari in attesa di espulsione. Il termine tecnico sarebbe “trattenuti” che è già di per sè una vera poesia, sembra quasi che si tratti delle blande insistenze con cui un amico non ti lascia andare via (..dai, resta ancora un poco…). In realtà i luoghi in cui vengono coattivamente concentrate persone in attesa di essere smistate verso altre destinazioni, in italiano hanno un nome preciso: campi di concentramento. Ma basta prendere un campo di concentramento, dargli un nome meno aggressivo, ed oplà, eccolo trasformato in una cosa buona e giusta.

Il bello è che io ne ho visitati un paio di questi centri, e del campo di concentramento hanno l’aspetto esteriore: alte recinzioni, ronde di sentinelle, torrette e dormitori lunghi e bassi. Ma è questione di accezione del termine. Gli amici degli animali pestano solo deiezioni canine. Gli altri, cacche di cane.

Mala tempora currunt

Avevo assicurato alla Spostata che sul mio blog non si leggevano post “ombelicali” (quelli cioè di chi si guarda l’ombelico), e mi rendo conto che con questo post non solo vengo meno a quanto dissi, ma anche faccio una cosa poco chic. Vabbuò, la inserirò tra i miei appunti circa le attitudini terapeutiche dei blog.

Il fatto è che sono tristissimo: me la sarò anche cercata, avrò anche io il mio carattere, tutto quello che volete, ma tanta solitudine di sabato mi opprime crudelmente.

Storia di E.R.

E.R. ha vent’anni, è nigeriana, ha una bambina in braccio, nessun permesso di soggiorno, un provvedimento di espulsione e una condanna a morte nel suo paese. La Nigeria è uno stato federale, e taluni degli stati federati sono repubbliche islamiche, in cui vige la sharia. Lei viene da uno di questi, ha avuto una bambina fuori dal matrimonio e per questo è stata condannata alla lapidazione. E’ fuggita, e dopo un viaggio avventuroso è arrivata in Italia. Adesso però è stata espulsa ed è nel mio studio, chiedendomi di impugnare il provvedimento. E’ molto spaventata, perchè ha paura di essere rimpatriata e consegnata al boia. Naturalmente non può fornirmi nulla a sostegno di quanto mi dice. Diamine, dico, siamo la culla del diritto, voglio vedere quale giudice se la sentirebbe di espellerla, e così, senza nessun documento, propongo il ricorso, ricordando che l’Italia non consegna nessuno al carnefice. Fortunatamente all’epoca la competenza per i ricorsi contro le espulsioni era ancora del Tribunale, viene fissata l’udienza a tempo di record e arriviamo alla discussione.

Nonostante la gravità della situazione, la Questura si oppone in modo assolutamente burocratico, dicendo che la ragazza poteva chiedere asilo, ma non l’ha fatto, e che doveva compilare il loro modulo plurilingue. Non si rendono conto della situazione neppure quando il giudice fa notare loro che stiamo parlando di una condanna a morte, davanti alla quale il loro modulo plurilingue (testualmente) “perde leggermente di pregio”. Il Giudice dispone un rinvio, sospendendo il provvedimento di espulsione, e la ragazza, tra una udienza e l’altra riesce a portarmi una copia del giornale che dava la notizia della sua condanna, con la sua foto, uguale a quella del suo passaporto. Non è tantissimo ma almeno è qualcosa, ed il Giudice, tra le lamentele della Questura, annulla l’espulsione.

Umanamente credo che la avrebbe annullata comunque, se è vero che, piaccia o no alla Questura, i Giudici sono, come scrive Franco Cordero, “maledetti guastafeste, che dispongono di organi pensanti e covano un tumore chiamato coscienza”.

Psicopatologia elettorale

Gli amministratori del Comune A costuiscono una strada. Ciò fatto le dedicano una costante manutenzione, cosicchè al termine del loro mandato la strada è in perfetto stato. Anche gli amministratori del Comune B costruiscono una strada, dopodichè se ne disinteressano e la strada va in malora. Al termine del loro mandato e dopo alcuni incidenti, la rimettono a posto. Gli amministratori del Comune A hanno amministrato meglio, conservando un bene pubblico, spendendo meno e evitando incidenti. Gli amministratori del Comune B però possono spendere di più in termini di consenso e quindi hanno più probabilità di essere riconfermati, nonostante abbiano amministrato peggio. In effetti si tende a vedere quello che è stato fatto e non quello che è stato omesso e a vedere come si sono risolti i problemi a non chi è stato a crearli.

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