Archive for July, 2007

Punti di vista

Un deputato, grazie ai bei soldi che prende, si da alla bella vita e mentre i colleghi votano va in un bell’albergo con una bella squillo e della bella coca. Padronissimo di farlo, se può e gli piace. In fondo, una volta che glieli abbiamo dati, i soldi se li può spendere come vuole. Una stonatura è che uno così non dovrebbe dare le dimissioni. Dovrebbe essere cacciato a calci in culo. Non è una stonatura che un collega e correligionario dica che bisognerebbe pagare meglio i deputati in modo che non cerchino consolazioni strane. Ha ragione. In effetti anche io se avessi più soldi, magari pagando meno tasse, sarei più sereno e magari non avrei bisogno di distrarmi ogni tanto. Devo rifletterci…

Chi è il ladro?

Chiamo la compagnia elettrica per volturare il contratto: la loro lettura presuntiva supera di molto quella che io prendo in diretta. Si accendono gli allarmi e senza troppi complimenti insinuano che io mi sto facendo lo sconto sulla lettura. Il cliente si presume truffatore. Dopo dieci minuti e qualche click mi comunicano che la voltura costa novantasette euro, una bella sommetta per avere cambiato qualche flag su un computer. E non avere consumato assolutamente nulla. E anzi si compiacciono che costa caro anche solo cambiare l’intestazione del contratto. Sono stato trattato come un truffatore e poi sono stato rapinato. Chi è il ladro? Ecco perchè questo paese non può che andare alla rovina, perchè la sola cosa cui si tende è succhiarci il grano. S. Agostino diceva quod sunt regna nisi magna latrocinia? Gli stiamo dando troppo ragione.

Slogan

A volte i giornali mi stupiscono, specie nei loro titoli. “Molesta un bambino: arrestato!”. Beh, è normale che lo abbiano arrestato, cosa dovevano fare? Decorarlo? Forse un più sobrio “Arrestato molestatore” era meglio. Oggi vedo: “Maxi sequestro di mini moto”. Però questi sono gli effetti di maxi semplificazioni di mini concetti. Una vetta la raggiunge la recente pubblicità sugli strumenti di tutela dei minori su internet. Qui è l’aver creduto che l’adozione del gergo calcistico fosse efficace ad avere giocato un brutto tiro: sotto la foto di un bambino in giacchetta da arbitro e fischietto in bocca che mostra il cartellino rosso, la tremenda frase “Basta falli da internet!” Sarà che la malizia è nell’occhio di chi guarda, ma viene quasi il dubbio che lo abbiano fatto apposta, perchè ipotizzare che la sfumatura gli sia sfuggita è peggio.

Perseverare autem diabolicum

Leggendo su $nota_rivista_giuridica una interessante sentenza in tema di responsabilità civile, mi imbatto in questa frase: “…risarcimento del danno sofferto in conseguenza della caduta da una bicicletta, avvenuta per il repentino afflosciamento dello pneumatico della ruota anteriore sinistra.” Ruota anteriore sinistra? Di una bicicletta? Sarà una svista, dico, ma anche così la cosa è allarmante perchè viola la prima regola dell’affidabilità (inventata da me adesso di sana pianta): “la presenza di anche un unico errore sfuggito alla procedura di controllo, invalida la procedura e rende inaffidabile l’intero sistema (perchè solo Dio sa quanti altri potrebbero essercene)”. Senonchè quando passo alla lettura del commento alla sentenza  (giuridicamente impeccabile  sia l’uno che l’altra), nella parte in cui si descrive il fatto, riecco apparire l’improbabile ruota anteriore sinistra della bicicletta, e non per far notare l’errore. Ora, dico io, mai possibile che tra giudici avvocati cancellieri dattilografi parti tipografi segretari correttori di bozze, nessuno, dico nessuno, si sia accorto che le biciclette non hanno la ruota anteriore sinistra, ma solo la ruota anteriore? E stando così le cose, quante altre cose gli saranno sfuggite?

Deathmatch

Mai come da quando ho ripreso a circolare in moto mi son reso conto delle differenze tra i vari utenti della strada e come ogni mattina circolare sia una vera e propria guerra di tutti contro tutti per accaparrarsi un pezzetto di strada. I peggiori sono gli scooteristi: sorpassano da destra, da sinistra, da dovunque, si infilano in qualunque fessura, velocissimi e silenziosissimi. Credo che si comportino così per colpa del marketing. Sappiamo infatti quali sono le motivazioni profonde sulla base delle quali una persona acquista uno scooter (e decide di circolare come seduto su un bidet anzichè a cavallo di qualcosa di veramente emozionante). Viaggia in scooter e per te non esisteranno più le code, i semafori, gli ingorghi, i problemi di posteggio. In una parola non esisterà più il codice della strada. Questo è il messaggio che viene sottilmente trasmesso e loro si comportano di conseguenza. Non che gli altri utenti della strada siano da meno…per esempio, la freccia del motociclista è generalmente tamquam non esset. Chissà perchè.

La cognizione della temperatura

All’ENI hanno fatto un sondaggio - divenuto un plebiscito - per chiedere agli impiegati se fossero d’accordo ad andare a lavorare vestiti meno formalmente in modo da abbassare un po’ l’aria condizionata e risparmiare un sacco di soldi di corrente. Insomma all’ENI hanno finalmente capito che d’estate fa caldo e che quando fa caldo ci si sveste. Lo avevano capito da secoli persino i militari che infatti hanno l’uniforme estiva e l’uniforme invernale. E’ un tratto diffuso al giorno d’oggi non voler accettare i ritmi naturali, per cui si deve andare in giacca e cravatta anche ad agosto e per fare ciò si installano i condizionatori, mentre sarebbe più umano capire che il caldo potrebbe giustificare un abbigliamento ad esso più adeguato. Dico questo perchè appartengo ad una categoria storicamente afflitta da formalismi di questi tipo, ai quali io non sono contrario, almeno finchè non si scontrano con la ragione. Perchè alla fine mi chiedo se, davanti ad un tribunale, sono più decoroso in giacca e cravatta, marcio di sudore, con due enormi aloni sotto le ascelle, oppure bello fresco con una sobria polo, un paio di pantaloni leggeri e morbidi mocassini.

Storia di D.

D. ha una bella fidanzata (beato lui) che a sua volta ha una bella moto (quella invece ce l’ho pure io).  Come è ovvio la fidanzata a volte presta la moto a D. che una brutta sera viene colto alla guida avendo superato di un’inezia il limite alcolimetrico di legge. D. viene denunciato e la moto sequestrata. Il sequestro è finalizzato alla confisca, che però per legge non può essere disposta perchè il mezzo appartiene a persona estranea al fatto (sia esso reato o violazione amministrativa). Il giudice penale fa un decreto penale di condanna e non decide sulla confisca perchè di competenza della prefettura. La prefettura dice che non gliene frega niente che la legge dice che il mezzo non è confiscabile, loro lo confiscano lo stesso e noi poi ce lo facciamo restituire facendo ricorso al giudice di pace. E’ questo oggi un atteggiamento diffusissimo nella pubblica amministrazione: la legge da sola non basta mai, occorre sempre anche un provvedimento giurisdizionale  che ne imponga l’applicazione. Ciò avviene perchè i pubblici preposti hanno paura ad interpretarsi da soli la legge (spesso fumosa e contraddittoria) e quindi agiscono solo se un provvedimento di un giudice la ha interpretata al posto loro, coprendogli le spalle. Oggi quindi nei rapporti con la p.a. non basta più da sola la legge, ma occorre pure un provvedimento che le ordini di rispettarla. Questo incivile andazzo - duole dirlo - è in qualche modo favorito dagli stessi giudici, che praticamente mai condannano l’amministrazione alle spese.