Archive for December 10th, 2007

Legittima difesa epatica

Io sono un che lavora, arrivo presto in ufficio, mi do da fare. Ovviamente sbaglio e inutilmente mi faccio il fegato marcio. Oggi dovevo parlare con un medico di un importante servizio per un mio cliente, roba che fa la differenza tra la galera e la libertà. Il numero di telefono sull’elenco ufficiale risulta inesistente. Al numero di telefono riportato sul sito risponde una segreteria telefonica (dice solo “lasciate un messaggio!”). Provo a mandare una mail: mail delivery service…bad destination mailbox address. Dovevo dare una comunicazione importante e urgente ad un Tribunale di Sorveglianza della Repubblica. A nessuno dei numeri riportati nè sulla loro intestazione nè sul sito del ministero risponde nessuno. Mai. Provo a mandare un fax. I fax non sono collegati (squilla a vuoto per ore). Oggi avevo un processo delicato per un reato gravuccio. Mi chiamano la scorsa settimana dalla cancelleria per dirmi che non si fa perchè ne devono finire un altro più importante del mio. Mando qualcuno a prendere il rinvio. Mi chiama per dirmi che il Tribunale viaggia con circa mezz’ora di ritardo e ridacchiando che se lo scordano di fare l’altro processo cui tenevano tanto, perchè pare che parte degli interessati abbia mandato un certificato, altra parte nemmeno quello.

Ora, dico, se non gliene frega niente a nessuno di nulla, perchè dovrebbe importarne qualcosa proprio a me?

Ma come fanno gli avvocati

Con le loro facce stanche a non mandare a fan cul* per direttissima i clienti che, in corso di giudizio di separazione e mostrando nei loro confronti una fiducia cieca ed illimitata, gli inviano mail di questo tipo:

Se ti può servire….  (AGI) - Roma, 10 ott. - Ogni coniuge ha “il diritto di ottenere la separazione e interrompere la convivenza” quando questa, “per fatti obiettivi” e “non dipendenti da ‘colpa’ dell’altro coniuge o propria” sia per lui diventata “intollerabile” proprio per il venir meno del sentimento alla base del matrimonio. Lo sottolinea la Cassazione confermando una sentenza della Corte d’appello di Torino con la quale era stata definita la separazione di una coppia, nonostante l’opposizione del marito. Per gli ermellini’ della prima sezione civile (sentenza n.21099): “in una visione evolutiva del rapporto coniugale ritenuto, nello stadio attuale della societa’, incoercibile e collegato al perdurante consenso di ciascun coniuge, il giudice, per pronunciare la separazione, deve verificare, in base ai fatti obiettivi emersi, l’esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile, allo stato, pur a prescindere da elementi di addebitabilita’ a carico dell’altro, la convivenza”.

Semplice: concentrano il loro disappunto sulla accozzaglia di ovvietà risapute che la stampa ha venduto come novità mirabolanti allo sprovveduto cliente, che quindi fa più pena che rabbia. In effetti non mi risulta che se un coniuge chieda la separazione l’altro possa riuscire in qualche modo a non fargliela ottenere. E che il requisito siano i fatti tali da rendere impossibile la prosecuzione della convivenza lo dice proprio il codice.