Ma come fanno gli avvocati
Con le loro facce stanche a non mandare a fan cul* per direttissima i clienti che, in corso di giudizio di separazione e mostrando nei loro confronti una fiducia cieca ed illimitata, gli inviano mail di questo tipo:
“Se ti può servire…. (AGI) - Roma, 10 ott. - Ogni coniuge ha “il diritto di ottenere la separazione e interrompere la convivenza” quando questa, “per fatti obiettivi” e “non dipendenti da ‘colpa’ dell’altro coniuge o propria” sia per lui diventata “intollerabile” proprio per il venir meno del sentimento alla base del matrimonio. Lo sottolinea la Cassazione confermando una sentenza della Corte d’appello di Torino con la quale era stata definita la separazione di una coppia, nonostante l’opposizione del marito. Per gli ermellini’ della prima sezione civile (sentenza n.21099): “in una visione evolutiva del rapporto coniugale ritenuto, nello stadio attuale della societa’, incoercibile e collegato al perdurante consenso di ciascun coniuge, il giudice, per pronunciare la separazione, deve verificare, in base ai fatti obiettivi emersi, l’esistenza, anche in un solo coniuge, di una condizione di disaffezione al matrimonio tale da rendere incompatibile, allo stato, pur a prescindere da elementi di addebitabilita’ a carico dell’altro, la convivenza”.
Semplice: concentrano il loro disappunto sulla accozzaglia di ovvietà risapute che la stampa ha venduto come novità mirabolanti allo sprovveduto cliente, che quindi fa più pena che rabbia. In effetti non mi risulta che se un coniuge chieda la separazione l’altro possa riuscire in qualche modo a non fargliela ottenere. E che il requisito siano i fatti tali da rendere impossibile la prosecuzione della convivenza lo dice proprio il codice.