Archive for January 6th, 2008

Volo pindarico

Ho letto “Il giorno in più” di Fabio Volo. Giudizio positivo e bella storia. Si tratta di una storia d’amore costuita su alcuni topòi collaudati della letteratura (e non è un difetto) raccontata con la tecnica del flashback (il protagonista in una certa situazione racconta tutti i passi che in quella situazione lo hanno portato e il poco che viene dopo è la conclusione del’azione: dall’Odissea in avanti, funziona sempre). Sullo sfondo problemi e inquietudini di una intera generazione (purtroppo la mia). Lo stile narrativo è caratterizzato dal fatto che l’io narrante viene frequentemente attratto da particolari che apparentemente interferiscono con l’azione principale e sui quali apre una digressione, il che, all’inizio, da l’impressione di un testo troppo intimistico e ripiegato, solo che ben presto si scopre che le digressioni non sono mai fini a se stesse, ma sempre funzionali allo sviluppo della linea narrativa principale. Un buon lavoro.

Ciò che racconta della nostra generazione è vero e ben detto: i nostri nonni vivevano con una diversa concezione dell’ordine sociale, in cui la normalità era nascere, lavorare sposarsi, avere dei figli, morire. Al massimo demandare la felicità ad istanze ultraterrene, e talvolta, così, senza aspettative, riuscivano ad essere felici, proprio perchè non cercavano la felicità. Oggi la felicità si cerca ad ogni costo, e con troppe aspettative, e così si pongono le fondamenta dell’infelicità.

Questo per dire solo che l’epitome del libro di Volo (non conta quanto aspetti, ma chi aspetti) sarebbe una verità assoluta se solo potessimo vivere in eterno eternamente giovani (ed anche così non si sarebbe mai felici, perchè qualcosa di meglio può arrivare sempre).

E’ così difficile?

E’ così difficile per i giornalisti avere un panorama anche superficiale di come bene o male è articolato il nostro ordinamento? Oggi sulla locandina del giornale leggo che “la cassazione ha bocciato le telemulte”. Ottima notizia! vado a cercare l’articolo, e scopro che “la consulta ha bocciato le telemulte”. Possibile che - vista la frequenza con cui fanno confusione - non abbiano capito che la Corte di cassazione e la Corte costituzionale sono due cose diverse, che giudicano in composizioni diverse su cose diverse in modo diverso e con effetti diversi? Che la “consulta” non è la cassazione, ma la Corte costituzionale, perchè “abita” Palazzo della Consulta a Roma? Che la Consulta era un tribunale ecclesiastico che non esiste più ma che ha dato il nome al palazzo che c’era al posto di quello attuale perchè era la sua sede? Che il giudice delle leggi si chiama solo “Corte costituzionale” e che la si chiama per modo di dire consulta allo steso modo in cui di dice “Palazzo Spada” per dire il Consiglio di Stato o Quirinale per dire il Presidente della Repubblica? Che la corte suprema è la cassazione e non la Corte costituzionale, anche se in America le due cose, che in Italia fanno le due corti, le fa una sola che si chiama appunto “Corte Suprema”? Che la corte suprema si chiama Corte di cassazione e non Corte suprema?

Natale al cinema

Sebbene non sia un cinefilo, a Natale ho fatto proprio indigestione, e non di panettone. La bussola d’oro: finalmente un bel fantasy di come non ne avevo visti dai tempi del Signore degli anelli, un occhio particolare alle ambientazioni, sia gli interni che le architetture esterne, che sono sopraffine. Paranoid Park: storia ben architettata sugli adolescenti ed il loro silenzio interiore, fatto di incomunicabilità e noia. Stona la inverosimile scena centrale da grand guignol, che, con Beethoven di sottofondo, pare voler sembrare Kubrik (senza riuscirci). L’età barbarica: sconvolgente ritratto di un mondo che è inequivocabilmente quello nostro di tutti i giorni e della voglia di scappare che fa venire. Da vedere, ma non è un film umoristico. Proposito per il nuovo anno: più cinema.