La verità

Una giornata di Ivan Robertinovich

La mia sveglia suona implacabile, qualsiasi cosa sia accaduta la sera prima, qualsiasi cosa debba accadere quel giorno, alle sei e trenta. Mi concedo due differimenti di otto minuti ciascuno, ma alle sei e quarantasei non c’è più nulla da fare: bisogna alzarsi, perchè resta appena il tempo per doccia rasatura vestizione caffè per inforcare la motocicletta entro le sette e trenta, se non piove. Quella sveglia terribile è il primo drago della giornata, il percorso fino all’ufficio è il secondo. La scelta dell’ora è funzionale ad esso, perchè appena poco dopo non si cammina nè si posteggia (e vado in moto!). Tutto va bene fino al semaforo del Grande Ospedale dei Piccoli, che crea la coda. Qui con la moto si scavalca ancora, ma dopo c’è il Terribile Semaforo Quadricipite: quattro semafori in rapida successione a distanza di sei - sette metri l’uno dall’altro. Non sono sincronizzati, quindi almeno uno è sempre rosso e si avanza in una specie di dolente singhiozzo, mentre alle proprie spalle è possibile osservare il curioso fenomeno della doppia coda, cioè una coda di veicoli, affiancata da una coda di motoveicoli. Il fenomeno è a volte reso più avvincente dal sopraggiungere di autobus nella direzione opposta, in quanto la strada è strettina.

Consapevole della situazione, la Pubblica Amministrazione ha creato, proprio allo sbocco dei semafori, un imbuto, tracciando una corsia preferenziale per gli autobus, obbedendo buoni buoni agli ordini di Parigi, la quale serve per lo più da posteggio riservato per i veicoli commerciali per le operazioni mattutine di carico e scarico.

Successivamente incontro un nuovo terribile ostacolo: una scuola di figli di ricchi, riconoscibile dai numerosi fuoristrada mastodontici piazzati in mezzo alla strada dalle mogli dei ricchi che accompagnano il bambino fin in aula portandogli lo zaino affardellato e poi si fermano a chiacchierare con le colleghe. Tanto hanno le doppie frecce.

(-continua-)

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